"L'idea che Mani Pulite abbia portato a una discontinuità nella società italiana, che l'avrebbe avviata, finalmente, a un'etica di responsabilità è stata presente nella sinistra, oltre che (per qualche tempo) nella destra post-fascista di Alleanza Nazionale. Anche io l'ho in qualche modo condivisa. Essa era alimentata dal consenso vastissimo che ha sostenuto la procura di Milano e in particolare Antonio Di Pietro. Ma, lo ripeto, le inchieste non hanno provocato una riforma intellettuale e morale, la crisi è stata politica. La riprova si ha nel fatto che nulla è cambiato nel tessuto delle relazioni sociali e interpersonali. Certo, la paura ha per qualche tempo frenato la corruzione negli affari, ma è stata solo una tregua. La coerenza e il coraggio di un gruppo di magistrati, pur così ammirevoli, non potevano avere un'efficacia pervasiva nella società. E neppure nel più ristretto campo della politica. Questa è tutta cambiata ma, almeno fino al momento nel quale scrivo (la primavera del 1996), non si è certo ricondotta al confronto di atti e di programmi, si è chiusa piuttosto nell'affabulazione." (Vittorio Foa, "Questo Novecento", 1996, Einaudi Editore, pag. 374)
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